Coler e Pratum Coller : le origini e la storia
Il minuscolo borgo di Coler è una frazione del Comune di Flero, a un chilometro e mezzo dal centro del paese della Bassa bresciana. La piccola tenuta accanto alla casa natale del padre di Andrea Pirlo, Luigi Pirlo – tenuta che è diventata la sede dell’azienda agricola Pratum Coller - si trova proprio nella frazione flerese, cui deve parte del suo nome. Questo angolo di terra bresciana, a pochi chilometri dalla città ma immersa nella natura, ha una lunga storia alle spalle, che probabilmente risale all’epoca romana. Nell’Enciclopedia Bresciana di don Antonio Fappani si legge: “Coler o Coller. Frazione di Flero a 99 metri sul livello del mare a un chilometro e mezzo a sud del paese. Sembra sia una voce dialettale per “Corylus”, avellana, cioè nocciola. Il che indicherebbe l’esistenza di un noccioleto. Secondo altri deriverebbe dal latino “colere” - coltivare”.
Se l’etimologia indica una vocazione agricola per Coler, i documenti e gli eventi storici paiono confermare questa indicazione. Nel 49 avanti Cristo, l’imperatore Giulio Cesare concesse a Brescia il diritto di cittadinanza romana, riservato però solo a coloro che avevano militato nel suo esercito per molti anni oppure a famiglie facoltose dietro cospicuo pagamento. L’impero romano, nell’ambito della riorganizzazione geografico amministrativa, favorì la viabilità e assegnò al Municipio bresciano un territorio alquanto ricco: le valli (con l’esclusione della Valcamonica che fu attribuita a Trento) che garantivano i minerali; il Lago di Garda e quello d’Iseo che offrivano pesce, olio e vino; la pianura a sud che comprendeva anche Flero e assicurava principalmente frumento, miglio e foraggi. Era inoltre consuetudine romana suddividere il terreno pubblico agreste utilizzando il sistema della “centuriazione”, per poi assegnarlo in proprietà a coloni latini. Anche il territorio bresciano, e la pianura a sud di Brescia, dopo la conquista romana, furono coinvolti in questa logica di spartizione e i segni rimasti della centuriazione ci consentono di ipotizzare che i terreni di Coler (oltre a quelli di Onsato e Contegnaga, sempre in territorio flerese) fossero coltivati e abitati da coloni latini. Probabilmente non solo per produrre frumento, miglio e foraggio. La produzione vitivinicola in quel di Coler potrebbe avere radici antiche. Lo stemma del Comune di Flero, che oggi si caratterizza per il disegno di tre pannocchie, in un manoscritto datato 13 aprile 1760, firmato dal cancelliere del Comune, Giovanni Vassalli, nel sigillo impresso sull’atto appare con il disegno di tre grappoli d’uva. Perché grappoli e non pannocchie? Perché il granoturco, dalle parti di Flero, comparve solamente nella seconda metà del Seicento, diffondendosi solo nel Settecento e non c’era ancora quando venne scelto il sigillo. E poi la coltivazione dell’uva si sposa egregiamente con “Fler” (da cui Flero), presumibilmente la traduzione dialettale del termine “filer”, cioè filari.
Gli edifici che sorgono attualmente, e in diverse condizioni, a Coler hanno avuto vari proprietari. Lo studioso don Antonio Lodrini, vissuto a Brescia nell’Ottocento, in un manoscritto parla di Coler, riportandoci al XV secolo: “Coller nel 1403 venne tutto rovinato e distrutto dalle masnade di Pandolfo Malatesta, come rilevasi dagli atti municipali. Nella bolla di Eugenio III sono specificatamente nominate quattro parrocchie (da non confondersi con le parrocchie quali le intendiamo oggi. Per parrocchia nel Medioevo si intendeva qualsiasi chiesetta che avesse un fonte battesimale, ndr) in cui era suddivisa la Curte Fleri, cioè S. Paolo, S. Martino, S. Zenone (di Contegnaga) e S. Eusebio (de Onsadello). Nessun altra Bolla porta il nome di S. Martino e non vi è tradizione che vi fosse. Però in un Instrumento del Sec. XV vi è la via San Martini per coerenza di un fondo. Dubiterei fosse a Coller, il cui latifondo fu posseduto dai Canonici Regolari di S. Pietro in Oliveto”. La presenza documentata del monastero maschile di S. Pietro in Oliveto di Brescia quale proprietario del latifondo di Coler è a partire dal 1423, per un diritto di esenzione dalle tasse sul fondo di Coler. Il 6 dicembre 1668 il papa Clemente IX soppresse il monastero dei Canonici Secolari di S. Giorgio in Alga di Venezia, proprietari del convento dei Canonici di San Pietro in Oliveto, a Brescia. I possedimenti dei monaci a Coler furono perciò venduti, il 18 luglio 1669 a “Publico incanto dal Principe Serenissimo nella Loggieta in Piazza S. Marco”.
Tutti i patrimoni di Coler passarono perciò al monastero dei Padri Gesuiti delle Grazie di Brescia e rimasero di loro proprietà fino al 14 ottobre 1776, quando Domenico Seguito acquistò l’intero patrimonio. Si trattava, come cita un atto dell’epoca di “due case contigue et unite insieme site nella detta contrada di Coler, con corte ed orto a uso di Patrone, e massaro con li suoi fienili e chiesetta e tre case di Bracenti (braccianti) tutto insieme”. Il 1 agosto 1800 i beni di Coler passarono ai figli di Seguito, tra cui Antonio e nel 1819 vennero finalmente censiti con un preciso numero di mappa, sì da rendere inequivocabile la loro ubicazione. Dalla mappa, risulta che l’antica dimora padronale della grande corte di Coler - ora proprietà della famiglia Pirlo e sede anche dell’azienda Pratum Coller, attigua alla casa natale di Luigi Pirlo - era registrata come “Casa e Corte di Villeggiatura”. Il complesso, ovvero l’antica casa padronale, declassato nel 1852 a casa colonica divenne poi “un legato Seguito peri poveri della parrocchia di San Giovanni Evangelista di Brescia, amministrato da apposita commissaria”. Il resto dei beni, invece rimasero di proprietà della famiglia Seguito, pur mutando parzialmente nel nome. Le figlie di Antonio Seguito, Elisabetta e Maria, che avevano ereditato il patrimonio, vennero infatti registrate con due cognomi, Manessi – Seguito.
Nel frattempo, tra il 1819 e il 1852, la famiglia aveva costruito una nuova dimora, attigua alla “Casa e corte de Massaro” (oggi quest’ultimo cascinale, ristrutturato, ospita appartamenti) inglobando l’edificio alloggio dei braccianti. Maria Seguito, che nel 1859 risultava sposata con il nobile Noij, rimasta vedova sposò in seconde nozze tale Borghetti. Nel 1919, i Borghetti vendettero tutti i patrimoni in loro possesso alla famiglia Gatti di Bornato che è ancora l’attuale proprietaria della nuova dimora costruita tra il 1819 e il 1852 dai Seguito. L’originale casa padronale che è diventata anche la sede di Pratum Coller si trova accanto, alla casa natale di Luigi Pirlo. Quest’ultima venne acquistata nel 1919 del nonno di Luigi Pirlo. L’antica dimora padronale, declassata a metà Ottocento, come ricordato, a casa colonica ha avuto diversi proprietari: i Laffranchi, gli Apostoli e i Pirlo che nel 2007 (ne possedevano già una porzione) l’hanno rilevata nel suo complesso, destinandola anche a sede dell’azienda vitivinicola.