Marchio: Cantine Antonio Ferrari
Solaria Jonica: il vino invecchiato fin dal 1959.
Ma per tornare alla storia di questo vino, divenuto "genius loci" del territorio salentino bisogna convenire che raramente accade d’accorgersi come certi prodotti della terra divengano essi stessi protagonisti del loro destino e l’uomo, pur presente al loro fianco, ben poco possa nella patriarcale perfezione finale del prodotto. Un esempio tra pochi altri: il favoloso "Aceto Balsamico Tradizionale"!
E qui, pur nella vasta geografia della variabilità del frutto della vite, si parla di un "vino" tanto particolare da sbalordire per la sua miracolosa sopravvivenza nel tempo e la sua completezza gustativa.
Un "nettare" di così straordinaria "personalità" da costringere, chi ha la buona sorte d’assaggiarlo, ad inventare termini elogiativi e mai sufficienti per descriverne le numerose sue virtù… poiché la "felicità", seppur palatale, è di così grande spessore emozionale da togliere ogni tentativo di definirlo secondo parametri consueti.
"Solaria Jonica" è il vino che dopo oltre quarant’anni di silenzio balza alla ribalta per entusiasmare, ma anche commuovere, per stupire, ma anche confondere tanti che, nell’avanguardia tecnologica di cantina, hanno formulato, in questi anni recenti, certezze e convinzioni… bene il "Solaria" più che di cure enologiche attente ha avuto bisogno di "crescere" nel tempo in perfetta solitudine, più che di "medici" al suo capezzale ha gradito la discreta attenzione di un vero "amico", come Antonio, col quale dialogare nel lungo e silente scorrere degli anni.
E questa "discreta" solidarietà è stata compresa da un uomo che non ha mai voluto interferire con quella "parte del buon Dio" che massimamente ha contribuito a creare e perfezionare così grande "miracolo"! Antonio Ferrari, personaggio del nord, amico e confidente di un grande vino del sud.
All’indomani della proclamazione del Regno d’Italia, Cavour esordì dicendo: "Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani…".
Col "Solaria" (non esagero!) è stata aggiunta una nuova "tessera" al grande mosaico enologico italiano: un vino salentino reso grande e famoso da un piemontese! Accetto a pieno l’esclamazione emotiva dell’amico Veronelli sulla fedeltà produttiva e gustativa del "Solaria": "Respira ancora…" e di questo lungo respiro tutti noi abbiamo bisogno!
Renato Bergonzini
Basta un sorso per comprenderne
la straordinaria leggenda
"Solaria Jonica", un vino che entra, improvvisamente, a far parte della lunga storia enologica nazionale, un vino che una precisa premonizione aveva anticipato nella sua straordinaria tipicità, un vino che per mille singolari circostanze sta entrando nella leggenda! Fu uno dei più tenaci "uomini di vigna" (ormai ne esistono davvero pochi esemplari!) che intuì il messaggio silenzioso di grappoli turgidi allevati ad alberello in una delle vigne (Maruggio) del Barone Bardoscia nel Salento. Cominciò qui, nel 1959, la prima "circostanza" di quest’avventura vinicola: l’incontro tra Antonio Ferrari e quel vigneto di Primitivo. Antonio veniva da lontano, dal Piemonte ed era solito ed abituato ai lunghi trasferimenti da Galliate alla Puglia. Classe di ferro 1913, produttore e commerciante di vini, assolutamente privo di preconcetti ed inattaccabile dai soliti luoghi comuni sul vino. L’incontro dev’essere stato di forte impatto emozionale tra grappoli ancora turgidi per un’estate davvero straordinaria come lo fu quella del 1959. Il "piemontese" Antonio acquistò tutto quel ben di Dio… ma non lo vendemmiò. Lasciò appassire quei chicchi ben oltre il tempo previsto dalle consuetudini. "Al momento della pigiatura — lascio la parola a Gianangela, figlia di Antonio — gli acini erano tanto appassiti da non riuscire a spremerli con la consueta pressa di cantina e si dovette procedere con lo storico e tradizionale metodo della gualcitura… coi piedi".
Gianangela non l’ha detto che l’antica spremitura nel tinaio dovette creare un allegro e piacevole stordimento, ravvivando l’antico augurio bacchico di un vino d’eccezione! Gli anni scorrevano e quel vino ispessito e profumato passò dai fusti di castagno in vasca di cemento. Papà Antonio continuava la sua attività di vignaiolo e commerciante e lasciava vedere d’essere del tutto dimentico di quel patto d’alleanza siglato in silenzio tra i filari di Primitivo in un settembre rovente di tanti anni prima, quando il sole ed il caldo imperante aveva perfino stancato il canto delle cicale!
Non era così. Quell’amore a prima vista rendeva discreto e geloso Antonio che nell’animo suo aveva ipotecato che, tra tanti suoi successi, quest’ultimo doveva essere il più grande, il più clamoroso!
Passarono più di quarant’anni e "quando giunse il tempo" Antonio decise, con intuito maieutico, di far "nascere" quel vino.
Racconta ancora Gianangela: "Quando lo versammo ci accorgemmo subito che eravamo di fronte a qualcosa di eccezionale". Aveva rivisto la luce del sole quello che poi sarà battezzato col bel nome di "Solaria Jonica" e nel registro delle natalità così è stato immortalato il suo ritratto genetico, da Luca Maroni il 15.07.2002:
• Solaria Jonica 1959: nasce da uve Primitivo coltivate nella zona di Torricella, negli antichi possedimenti del Barone Bardoscia.
• Anno di produzione: 1959
• Grado alcolico: 13,72%
• Sensazioni: questa crema di vino antico ha poderosi estratti. Il suo contenuto è davvero densissimo. Innervato da note vibranti. Richiama alla mente certi densissimi Malaga. Eccezionale in concentrazione, ben dolce al sapore, ha gusto a dir bene evoluto.
• Temperatura di servizio: 16-18°.
Solaria Jonica: il vino invecchiato fin dal 1959.
Ma per tornare alla storia di questo vino, divenuto "genius loci" del territorio salentino bisogna convenire che raramente accade d’accorgersi come certi prodotti della terra divengano essi stessi protagonisti del loro destino e l’uomo, pur presente al loro fianco, ben poco possa nella patriarcale perfezione finale del prodotto. Un esempio tra pochi altri: il favoloso "Aceto Balsamico Tradizionale"!
E qui, pur nella vasta geografia della variabilità del frutto della vite, si parla di un "vino" tanto particolare da sbalordire per la sua miracolosa sopravvivenza nel tempo e la sua completezza gustativa.
Un "nettare" di così straordinaria "personalità" da costringere, chi ha la buona sorte d’assaggiarlo, ad inventare termini elogiativi e mai sufficienti per descriverne le numerose sue virtù… poiché la "felicità", seppur palatale, è di così grande spessore emozionale da togliere ogni tentativo di definirlo secondo parametri consueti.
"Solaria Jonica" è il vino che dopo oltre quarant’anni di silenzio balza alla ribalta per entusiasmare, ma anche commuovere, per stupire, ma anche confondere tanti che, nell’avanguardia tecnologica di cantina, hanno formulato, in questi anni recenti, certezze e convinzioni… bene il "Solaria" più che di cure enologiche attente ha avuto bisogno di "crescere" nel tempo in perfetta solitudine, più che di "medici" al suo capezzale ha gradito la discreta attenzione di un vero "amico", come Antonio, col quale dialogare nel lungo e silente scorrere degli anni.
E questa "discreta" solidarietà è stata compresa da un uomo che non ha mai voluto interferire con quella "parte del buon Dio" che massimamente ha contribuito a creare e perfezionare così grande "miracolo"! Antonio Ferrari, personaggio del nord, amico e confidente di un grande vino del sud.
All’indomani della proclamazione del Regno d’Italia, Cavour esordì dicendo: "Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani…".
Col "Solaria" (non esagero!) è stata aggiunta una nuova "tessera" al grande mosaico enologico italiano: un vino salentino reso grande e famoso da un piemontese! Accetto a pieno l’esclamazione emotiva dell’amico Veronelli sulla fedeltà produttiva e gustativa del "Solaria": "Respira ancora…" e di questo lungo respiro tutti noi abbiamo bisogno!
Renato Bergonzini
Basta un sorso per comprenderne
la straordinaria leggenda
"Solaria Jonica", un vino che entra, improvvisamente, a far parte della lunga storia enologica nazionale, un vino che una precisa premonizione aveva anticipato nella sua straordinaria tipicità, un vino che per mille singolari circostanze sta entrando nella leggenda! Fu uno dei più tenaci "uomini di vigna" (ormai ne esistono davvero pochi esemplari!) che intuì il messaggio silenzioso di grappoli turgidi allevati ad alberello in una delle vigne (Maruggio) del Barone Bardoscia nel Salento. Cominciò qui, nel 1959, la prima "circostanza" di quest’avventura vinicola: l’incontro tra Antonio Ferrari e quel vigneto di Primitivo. Antonio veniva da lontano, dal Piemonte ed era solito ed abituato ai lunghi trasferimenti da Galliate alla Puglia. Classe di ferro 1913, produttore e commerciante di vini, assolutamente privo di preconcetti ed inattaccabile dai soliti luoghi comuni sul vino. L’incontro dev’essere stato di forte impatto emozionale tra grappoli ancora turgidi per un’estate davvero straordinaria come lo fu quella del 1959. Il "piemontese" Antonio acquistò tutto quel ben di Dio… ma non lo vendemmiò. Lasciò appassire quei chicchi ben oltre il tempo previsto dalle consuetudini. "Al momento della pigiatura — lascio la parola a Gianangela, figlia di Antonio — gli acini erano tanto appassiti da non riuscire a spremerli con la consueta pressa di cantina e si dovette procedere con lo storico e tradizionale metodo della gualcitura… coi piedi".
Gianangela non l’ha detto che l’antica spremitura nel tinaio dovette creare un allegro e piacevole stordimento, ravvivando l’antico augurio bacchico di un vino d’eccezione! Gli anni scorrevano e quel vino ispessito e profumato passò dai fusti di castagno in vasca di cemento. Papà Antonio continuava la sua attività di vignaiolo e commerciante e lasciava vedere d’essere del tutto dimentico di quel patto d’alleanza siglato in silenzio tra i filari di Primitivo in un settembre rovente di tanti anni prima, quando il sole ed il caldo imperante aveva perfino stancato il canto delle cicale!
Non era così. Quell’amore a prima vista rendeva discreto e geloso Antonio che nell’animo suo aveva ipotecato che, tra tanti suoi successi, quest’ultimo doveva essere il più grande, il più clamoroso!
Passarono più di quarant’anni e "quando giunse il tempo" Antonio decise, con intuito maieutico, di far "nascere" quel vino.
Racconta ancora Gianangela: "Quando lo versammo ci accorgemmo subito che eravamo di fronte a qualcosa di eccezionale". Aveva rivisto la luce del sole quello che poi sarà battezzato col bel nome di "Solaria Jonica" e nel registro delle natalità così è stato immortalato il suo ritratto genetico, da Luca Maroni il 15.07.2002:
• Solaria Jonica 1959: nasce da uve Primitivo coltivate nella zona di Torricella, negli antichi possedimenti del Barone Bardoscia.
• Anno di produzione: 1959
• Grado alcolico: 13,72%
• Sensazioni: questa crema di vino antico ha poderosi estratti. Il suo contenuto è davvero densissimo. Innervato da note vibranti. Richiama alla mente certi densissimi Malaga. Eccezionale in concentrazione, ben dolce al sapore, ha gusto a dir bene evoluto.
• Temperatura di servizio: 16-18°.
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Buongiorno volevo sapere il numero di bottiglie di Solaris Monica 1959 fossero disponibili per la vendita.
Cordiali salutiDomanda posta da: Luigi Negri
27/05/2014)
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Il vino contiene contiene solfiti.
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