Pronti, sottovuoto e facilmente stoccabili nel vostro frigorifero vi aiutano a ottimizzare i tempi (meno lavoro in cucina), risorse (minor sprechi nella spesa), qualità (sicurezza alimentare) e flessibilità nel vostro menù (scelta). Mettete in tavola l’eccellenza non solo per un pranzo o una cena, ma anche per tutta la settimana.
La strada che porta verso i desideri mi è sempre sembrata come un viaggio avventuroso: una successione di cambiamenti, incontri, ostacoli, contrattempi e sorprese. Nessuna tappa è inutile. Esistono solo occasioni per imparare e mettersi in gioco.
Il mio percorso comincia con l’adolescenza. In genere la raccontano come un’età confusa e indefinita. Io invece avevo ben chiaro il mio obiettivo: dovevo solo capire come diventare una chef! Dal momento in cui ho varcato la soglia della scuola alberghiera mi è sembrato di imboccare la strada che portava ai miei sogni. Una direzione chiara, senza soste o deviazioni.
Questo non significa che sia stato sempre un viaggio semplice ed entusiasmante: una brigata di cucina è un ambiente impegnativo. Quando sei anche l’unica donna le possibilità sono due: puoi soccombere o metterci ancora più motivazione. Io, ovviamente, ho scelto la seconda.
Quindi, tra un periodo di gavetta e qualche occasione per mettere alla prova la mia leadership, è arrivata la svolta fondamentale. Hai presente quelle riflessioni che si accendono e si trasformano in un’idea? È stato un attimo. Ho pensato: “Il mio mondo è la cucina, ma chi l’ha detto che uno chef debba averne sempre e solo una in cui lavorare?”
Perché mettere confini se si possono avere tante forme e tanti luoghi in cui esprimersi?
Quella domanda, elementare e determinante, ha tracciato un nuovo percorso nel mio cammino professionale: una strada non battuta che mi ha già portata nelle cucine di tante persone nelle vesti di chef a domicilio.
Certo, ci sono state soste, dubbi, incertezze ed esitazioni: una situazione normale quando si sceglie una via poco frequentata e senza indicazioni chiare. Ci sono stati momenti in cui mi sembrava di camminare nel buio. Poi, poco a poco, sono cominciati ad arrivare i primi riscontri, il cammino è diventato più luminoso e definito. Grazie al lavoro come personal chef ho anche capito che alcuni obiettivi si raggiungono solo se siamo disposti a costruirci da soli la strada verso di essi.
Forse, la differenza tra professione e vocazione è proprio questa.