Il Barbaresco è un vino piemontese di origini antiche, la cui storia inizia in epoca imperiale. Nella zona del cuneese i Romani infatti iniziarono la coltivazione di viti liberando ampie aree del territorio dai boschi che le ricoprivano da tempo immemore.
Ancora non è chiaro quali vitigni venissero coltivati qui quasi duemila anni fa, ma si ritiene che fossero antichi progenitori dell’odierno Nebbiolo. In documenti risalenti al 1200 il vitigno tipico del territorio viene definito Nebiùl, e all’epoca si trattava del più diffuso in tutto il Piemonte.
Altri celebri vitigni come ad esempio il Barbera e il Moscato, veri e propri simboli dell’attuale enologia piemontese, vennero infatti introdotti solo alcuni secoli più tardi, intorno al 1600-1700.
I riferimenti scritti relativi al Barbaresco si moltiplicano nei secoli successivi, ed in particolare a partire dal 1800. Il primo, vero riferimento a questo vino porta la data del 1799 ed è riportato su un documento dell’archivio parrocchiale locale. Il comandante in capo dell’esercito austriaco, recentemente vittorioso su quello francese, ordinò al comune di Barbaresco di “…far condurre al campo di Bra una carrà di eccellente Nebbiolo” (la “carrà” era una particolare botte, di forma ovale, che veniva montata su un carretto a traino animale).