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Nonostante i gravi problemi economici, il 2011 è stato un anno da ricordare per i Salumi italiani. Questo settore del Made in Italy ha infatti toccato quota 138.000 tonnellate di esportazioni (+11% rispetto l'anno precedente) con un valore di 1 milardo e 40 milioni di euro.
Aldilà del record, risultato doppiamente importante: sia perché tocca il traguardo del miliardo di euro, sia perché segna una crescita a due cifre del volume per il secondo anno di fila.
Come prevedibile, soddisfatta Lisa Ferrarini. Spiega la Presidente di Assica: "Negli ultimi 5 anni abbiamo vissuto due crisi profonde, due crisi che ci hanno insegnato a guardare lontano, oltre i confini dell'Unione Europea. L'analisi dei dati suggerisce che di fronte alle difficoltà dell'Europa le nostre imprese hanno cercato spazi sui mercati più promettenti per potenziale di crescita demografica e di reddito e lo hanno fatto con successo".
Tuttavia, la Ferrarini tocca il punto dolente del settore, cioè le normative veterinarie che limitano od impediscono totalmente l'invio di salumi italiani in alcuni Paesi extra UE, vero giacimento del mercato attuale. Allora, la Presidente auspica un'azione decisa delle autorità: infatti, "Rimuovere questi vincoli significa permettere la crescita del settore e con essa quella dell'occupazione e dello sviluppo del nostro territorio. Occorre dunque agire e nel farlo bisogna essere non solo incisivi, ma anche tempestivi, perché rimandare significa perdere importanti occasioni e dover moltiplicare gli sforzi poi per recuperare le posizioni perdute".
Nel 2011 i salumi italiani hanno raggiunto il record delle esportazioni, con 138.000 tonnellate ed un valore di 1 milardo e 40 milioni di euro. Inoltre, tali valori sono doppiamente importanti: sia perché tocca il traguardo del miliardo di euro, sia perché segna una crescita a due cifre del volume per il secondo anno di fila. Tale risultato è stato salutato con favore da Lisa Ferrarini, Presidente di Assica, che ha ricordato come le imprese italiane abbiano saputo reagire alla crisi e trovare spazio in mercati promettenti. Tuttavia, Ferrarini ricorda come esistano norme veterinarie che limitano l'azione degli imprenditori, e che devono essere rimosse in nome della competitività.