URAGO D’OGLIO - Birra agricola del territorio, con orzo e luppolo coltivati nei campi dell’azienda Bertaintorno alla Cascina Giardino, ad Urago d’Oglio. Frutto dell’impegno di due giovani, Marco Berta e Stefano Camilucci, amici da vent’anni. Un matrimonio simbolico fra la pianura dei cereali e la Franciacorta dei vigneti, visto che Camilucci è titolare dell’azienda La Valle, sei ettari e 50mila bottiglie l’anno di bollicine a Rodengo Saiano. La birra si chiama «Oi»: come Orzo italiano e come Oglio in dialetto. A marcare proprio il legame del prodotto con la terra di origine, richiamato pure dal logo sulle bottiglie: le due lettere sottolineate da uno sbaffo che evoca lo scorrere dell’Oglio. La Cascina Giardino, del resto, si trova a poche decine di metri dal fiume, lungo la ciclabile che collega Urago e Rudiano, con vista sui viadotti di Brebemi e della Tav.
L’export. Ventimila i litri prodotti all’anno dalla società B&C di via Maglio ad Urago (vedi www.birraoi.it), e messi in vendita soprattutto nei ristoranti italiani. «Con un promettente sviluppo all’estero: siamo presenti in Svizzera, Inghilterra e Hong Kong», dicono
Camilucci e Berta. La prima bionda etichettata Oi è stata stappata nel 2013. Viene commercializzata insieme al Franciacorta
dell’azienda La Valle.
L’idea iniziale, spiegano i due soci, era di mettere a frutto le reciproche passioni per le attività agricole di famiglia, puntando però su un nuovo prodotto. «L’Italia - dicono - ha una grossa prospettiva di crescita nella produzione della birra. In pochi anni i nostri birrifici hanno ottenuto buoni risultati. Abbiamo un’ottima acqua di fonte, ma siamo ancora deficitari nelle materie
prime fondamentali, luppolo e orzo». Vengono importati dall’estero, Germania soprattutto. Berta e Camilucci hanno da subito voluto puntare all’autosufficienza. Non solo: «Ci proponiamo già come fornitori di materia prima per altri birrifici».
Due gli ettari dell’azienda Berta destinati alla coltivazione dell’orzo per birra. Inoltre, da poco è stata impiantata
una nuova «gabbia» per la crescita del luppolo. Fra meno di un mese il raccolto per una «Oi» alcento percento del territorio. Per ora c’è un solo tipo di luppolo (da cui dipendono aroma e amaro della birra), l’obiettivo è allargare la scelta.
Due i formati disponibili delle bottiglie: da 0,75 e da un litro e mezzo, il magnum, «come il Franciacorta» sottolinea Camilucci.
Nei ristoranti la 0,75 si vende a 15 euro. Soddisfatti. «Siamo soddisfatti, il mercato risponde bene, è
un business che può funzionare», concordano i due soci.
Per Marco Berta, in particolare, si è trattato di scegliere un’attività economica nuova, sostitutiva, scommettendo
sul domani. Anni fa, accanto all’aziendaagricola,funzionava anche l’allevamento di bovini e suini. Dismesso. «La
mia famiglia, con papà Mario, è qui da mezzo secolo ed ha sempre fatto cerealicoltura», racconta Marco. «Abbiamo pensato di diversificare, assecondando le tendenze delmomento. Da qui l’idea dellabirra Oi».
L’orzo viene inviato ad Ancona, al Cobi, l’unico Consorzio italiano dell’orzo e della birra. È formato dagli agricoltori che conferiscono la materia prima: fra loro, appunto, la B&C.
Il Cobi prepara il malto, che poi viene affidato ai birrifici per la produzione vera e propria. Berta e Camilucci hanno
un sogno: poter fare da sé anche questa parte di lavorazione. Ma questo è il futuro.